Vendita alimenti

Vendere prodotti alimentari online: requisiti, regole e canali

Cosa serve per vendere prodotti alimentari online in Italia: registrazione sanitaria, HACCP, etichetta, spedizioni, recesso e canali di vendita.

  • A cura dello staff di Distributore.it
  • 7 min di lettura
Illustrazione in carta ritagliata di una scatola di spedizione con formaggio, salame, taralli e peperoncini

Per vendere prodotti alimentari online in Italia servono tre cose: un’attività registrata per gli alimenti (partita IVA e registrazione sanitaria), schede prodotto con tutte le informazioni dell’etichetta e un modo sicuro di spedire. Il canale, cioè sito proprio o marketplace, viene dopo, ed è la scelta che pesa di più su costi e tempi.

In questa guida trovi i requisiti principali, gli errori che vediamo più spesso nelle schede dei produttori e un confronto tra le strade possibili. Alcune procedure cambiano da Comune a Comune e da Regione a Regione: per il tuo caso la conferma arriva dal SUAP, dall’ASL o dal tuo commercialista.

Cosa serve per vendere alimenti online: la lista di controllo

  • Partita IVA con un codice ATECO adatto all’attività (produzione, commercio al dettaglio, commercio elettronico) e iscrizione alla Camera di Commercio.
  • Registrazione sanitaria dell’attività alimentare, prevista dal Regolamento (CE) 852/2004: si presenta con la SCIA allo Sportello unico per le attività produttive (SUAP) del Comune.
  • Autocontrollo HACCP: procedure scritte per la sicurezza degli alimenti e formazione di chi li manipola.
  • Requisito professionale, solo se rivendi alimenti prodotti da altri.
  • Schede prodotto complete, con le stesse informazioni obbligatorie dell’etichetta.
  • Imballaggi e spedizioni adatti al prodotto, catena del freddo compresa quando serve.
  • Condizioni di vendita e privacy: recesso, resi, garanzia e trattamento dei dati personali (GDPR).

Autorizzazioni: chi produce e chi rivende

La prima domanda da farsi è semplice: vendo ciò che produco o rivendo prodotti di altri? Le regole cambiano parecchio.

Produttori agricoli

L’imprenditore agricolo può vendere direttamente i propri prodotti, anche online, con le semplificazioni del D.Lgs. 228/2001 (art. 4): basta una comunicazione al Comune, mentre restano obbligatorie le regole igienico-sanitarie. Vale anche per i prodotti trasformati, come olio, conserve o formaggi, se la materia prima viene in prevalenza dalla propria azienda.

Artigiani alimentari

Il laboratorio artigiano che vende ciò che produce (caseificio, forno, salumificio, pastificio) non ha bisogno del requisito professionale per il commercio. Deve però avere il laboratorio registrato. Se alla vendita in bottega aggiunge quella online, conviene chiedere al SUAP se la registrazione va aggiornata indicando la vendita a distanza.

Rivenditori

Chi vende online alimenti prodotti da altri fa commercio al dettaglio: il D.Lgs. 114/1998 regola anche il commercio elettronico e richiede la SCIA al Comune. Per il settore alimentare serve in più il requisito professionale del D.Lgs. 59/2010: un corso abilitante, oppure almeno due anni di lavoro nel settore negli ultimi cinque, oppure un titolo di studio attinente. Anche il magazzino in cui tieni la merce deve essere registrato.

E il cibo fatto in casa?

Senza un locale registrato non si può vendere, nemmeno in piccole quantità. Alcune Regioni consentono di registrare la cucina di casa come laboratorio, con requisiti igienici precisi e formazione HACCP: prima di investire, chiedi all’ASL cosa è ammesso nella tua zona.

La scheda prodotto: cosa deve vedere il cliente prima di comprare

Online il cliente non può girare la confezione. Per questo il Regolamento (UE) 1169/2011, all’articolo 14, chiede che le informazioni obbligatorie dell’etichetta siano disponibili prima dell’acquisto, sulla pagina del prodotto. Fa eccezione la data di scadenza o il termine minimo di conservazione, che basta fornire alla consegna.

In pratica la scheda deve riportare:

  • la denominazione dell’alimento;
  • l’elenco degli ingredienti, con gli allergeni evidenziati;
  • la quantità netta;
  • le condizioni di conservazione e, quando servono, le istruzioni per l’uso;
  • il nome e l’indirizzo dell’operatore responsabile;
  • la dichiarazione nutrizionale, salvo le esenzioni previste;
  • il paese d’origine o il luogo di provenienza, quando sono obbligatori;
  • il titolo alcolometrico, per le bevande oltre l’1,2% in volume.

Due errori ricorrenti: mettere solo la foto dell’etichetta al posto del testo, illeggibile dal telefono e invisibile per Google, e indicare il peso soltanto nel titolo. Scrivi le informazioni in chiaro e tienile identiche all’etichetta fisica. Nella guida alla vendita dei formaggi online trovi un esempio concreto di scheda.

Spedire alimenti senza sorprese

La spedizione è il momento in cui un buon prodotto può rovinarsi. Conviene ragionare per famiglie di prodotto:

  • Prodotti secchi e conserve (pasta, taralli, sott’oli, vino): scatola rigida, materiale di riempimento, vasetti e bottiglie separati tra loro. Il corriere standard va bene.
  • Salumi e formaggi stagionati: sottovuoto o carta per alimenti e consegne rapide. Meglio non spedire di venerdì, per evitare che il pacco resti fermo in magazzino nel fine settimana.
  • Freschi e deperibili: servono la catena del freddo, con imballi isotermici e siberini oppure con un corriere refrigerato. Costa di più, e il prezzo deve tenerne conto.

D’estate le regole cambiano: molti produttori sospendono l’invio di formaggi freschi o cioccolato nei mesi più caldi, oppure lo limitano ai servizi di consegna più veloci.

Resi e diritto di recesso

Chi compra online ha di norma 14 giorni per recedere dall’acquisto, secondo il Codice del Consumo. L’articolo 59 esclude però i beni che rischiano di deteriorarsi o scadere rapidamente e quelli sigillati che, una volta aperti, non si possono restituire per motivi igienici. Per salumi e formaggi freschi il recesso di solito non si applica; per pasta o conserve ancora chiuse sì.

Scrivilo con chiarezza nelle condizioni di vendita e nella scheda: eviti discussioni dopo l’ordine. Resta sempre la garanzia: se il prodotto arriva danneggiato o diverso da quello ordinato, va sostituito o rimborsato.

IVA sugli alimenti

L’aliquota dipende dal prodotto. In linea generale si applica il 4% a beni di prima necessità come pane, pasta, latte e formaggi, il 10% a molti altri alimenti come salumi, conserve e dolci, e il 22% a vino e liquori. Le confezioni con prodotti misti vanno valutate caso per caso. Verifica ogni articolo con il commercialista: su un marketplace, di solito, l’aliquota la scegli tu nella scheda prodotto.

Dove vendere: sito proprio o marketplace

Le strade principali sono tre, e hanno costi e tempi molto diversi.

Sito e-commerce proprio Marketplace generalista Marketplace specializzato
Costi fissi Piattaforma, dominio, manutenzione Spesso un abbonamento mensile Spesso nessun canone
Commissioni Solo quelle del pagamento Commissione sul venduto, più eventuali servizi Commissione sul venduto
Visitatori Da costruire con SEO e pubblicità Tanti, ma con molta concorrenza Meno, ma interessati al settore
Marchio e prezzi Controllo totale Controllo limitato Buon controllo
Tempo per partire Settimane Giorni Giorni

Non sono alternative che si escludono. Molti produttori partono da un marketplace, per avere subito una vetrina e i primi ordini, e aprono il proprio sito quando hanno clienti affezionati. Ne parliamo più in dettaglio in come vendere online i propri prodotti senza un e-commerce.

Su Distributore.it, per esempio, apri il tuo negozio senza costi di attivazione né canone: paghi il 6% sui prodotti venduti più le commissioni di pagamento Stripe, e decidi tu prezzi, spedizioni e aliquote IVA. Rispondiamo a ogni candidatura entro 5 giorni lavorativi. I dettagli sono nelle FAQ per i venditori.

Domande frequenti

Cosa serve per vendere prodotti alimentari online?

Una partita IVA con il codice ATECO adatto, la registrazione sanitaria dell’attività presentata con la SCIA al SUAP del Comune, l’autocontrollo HACCP, schede prodotto con tutte le informazioni dell’etichetta e un sistema di spedizione adatto al prodotto. Chi rivende alimenti di altri deve avere anche il requisito professionale per il commercio alimentare.

Si possono vendere alimenti fatti in casa senza partita IVA?

No. Per vendere alimenti serve un’attività registrata per la sicurezza alimentare, anche per piccole quantità, e la vendita abituale richiede la partita IVA. In alcune Regioni la cucina di casa può essere registrata come laboratorio: chiedi all’ASL cosa è ammesso nella tua zona.

Serve l’HACCP anche se vendo solo online?

Sì, se produci, confezioni o conservi alimenti. Le procedure di autocontrollo basate sull’HACCP sono obbligatorie per le attività alimentari registrate, indipendentemente dal canale di vendita.

Posso vendere vino e liquori online?

Sì, con alcune regole in più: la vendita di alcolici ai minori di 18 anni è vietata, e i prodotti soggetti ad accisa hanno obblighi fiscali specifici. Verifica con il tuo consulente la posizione della tua attività verso l’Agenzia delle Dogane. Per il vino trovi i dettagli nella guida per le cantine.

Questa guida ha scopo informativo e riassume le regole principali in vigore a settembre 2026. Non sostituisce il parere di un consulente: requisiti e procedure possono variare in base alla Regione e al Comune.

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